"한국에 왔다 갔다 하는 이태리사람이다"

"한국에 왔다 갔다 하는 이태리사람이다"
한국에 왔다 갔다 하는 이태리사람이다 Un'italiana che dalla Corea del sud va e viene.

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mercoledì 10 giugno 2015

Quando non sapere il coreano diventa comodità (#sfogo/riflessione-time)

Questo vale per tutte le lingue e per ogni paese in cui traslochiamo per lavoro o studio.

Si parla spesso del potere della lingua, io stessa lo ribadisco sempre: sapere la lingua del luogo dove si va ad abitare è importante e segno di integrazione. Cercare lavoro non sapendo la lingua (nel caso di paesi che esulano dalla lingua più parlata e studiata al mondo) non è impossibile, con l'inglese invece alla fine ce la caviamo, ma le possibilità si limitano notevolmente.
Poi volete mettere comunicare con la popolazione nella loro lingua e vedere nei loro volti la sorpresa e la riconoscenza? 

Ma no.
Oggi lo sfogo deriva dalla: COMODITÀ del non comprendere almeno un pò quel che ci viene detto di fronte o dietro le spalle
Non capire isola abbastanza, così si forma una nicchia si stranieri come noi o, se possibile, cerchiamo i nostri simili, italiani, il che non è un bene nei fini dell'integrazione appunto.
Eppure questo ci permette anche di fare orecchie da mercante quando, ciò che sentiamo, mina al nostro animo, alla nostra sicurezza. Ed ecco che non diamo peso alle malelingue o abbiamo una scusa per farlo volontariamente. Non comprendere che quell'ajeossi ha appena criticato il tuo fico dalle taglie morbide/forti, che quella tale ajumma ha da ridire sul tuo modo di vestire (-.- anche quando hai di scoperto SOLO leggermente e dico leggermente il seno. Loro che mostrano la patata va benissimo, noi che mostriamo la righetta del seno sul decoltè, siamo zoccole -a volte-)  o ancora quando chiacchierano malamente sulla tua identità di straniera, evidentemente poco tolleranti verso il forestiero. Di captare la presa per il culo riguardo alla tua pronuncia e i commenti vari della gente.
Logicamente abbiamo a che fare con queste cose fin da quando siamo nati, ma sapete, quando uno parte e chiude una porta alle spalle, si spera che quella che si vuole spalancare verso nuovi nidi sconosciuti, porti una ventata di novità positive. Insomma che il detto "ogni mondo è paese" non sia vero e invece ...  In cuor nostro desideriamo essere capaci di far tacere le voci altrui che annidano nella nostra testa come covi di serpi. Ma se non sappiamo farlo nel nostro stesso paese, inutile sperare di esserne in grado una volta cambiato registro. Dobbiamo cambiare noi stessi, interiormente. Nella vita dovremo fare i conti con le malelingue sempre e comunque alla fine. 

Peró, ecco...  non capire le persone aiuta almeno un pochino a fregarsene, anche qualora si intuisca
dal volto o dai gesti, dal timbro della voce, di essere oggetto di scherno. Alla fine si tira fuori la scusa: "non capisco il coreano (francese, inglese, ostrugoto) potrei fraintendere quindi non pensiamo male".

Eppure, nonostante questo mio pensiero, pagherei oro per poter capire ancor di più la lingua coreana e parlarla meglio di quanto sappia farlo ora. Allo stesso tempo vorrei avere la sfrontatezza di ribattere, quando avverto ostilità per la mia persona. 
Per fortuna succede raramente.

E come sempre quando mi vengono questi sfoghi?  
In bus! Mi pare ovvio! 
Tra l'altro appiccicata ad un ragazzo niente male che, in questo momento, sta sbirciando nel mio cell, leggendo quel che scrivo inutilmente.

Insomma oggi a creare questo post ci avvaliamo della presenza di un ospite imprevisto.

인사하세요~ 
Salutate~

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