"한국에 왔다 갔다 하는 이태리사람이다"

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한국에 왔다 갔다 하는 이태리사람이다 Un'italiana che dalla Corea del sud va e viene.

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domenica 26 maggio 2013

Corea del sud e Giappone, buoni rapporti? Le Confort Women


Parlerò di donne di un passato non di certo antico, di donne coreane e non solo, tutt'ora ancora in vita ...


Mi sono sempre chiesta perché al mio ragazzo e a quello di mia sorella non fossero mai piaciuti i giapponesi in generale.
Beh, prima di continuare è bene sempre distinguere ciò che era passato e ciò che effettivamente la cultura giapponese è odiernamente. Anche noi nella storia abbiamo fatto innumerevoli errori e non per questo dobbiamo essere giudicati un cattivo popolo.
Quel che è passato è passato dunque, ora si guarda al futuro ...
Non etichettiamo dunque una popolazione totale, non facciamo di tutta l'erba un fascio e viviamo meglio il presente ragazzi ...
Inoltre dovete sapere che, a quanto mi dicono, questo pezzo di storia viene tralasciato nei libri di testo Giapponesi. Hanno dunque sempre omesso questa seccante faccenda.

C'è qualcuno che per gli errori di alcuni ancora, giustamente, soffre.

"Cognato" in verità ha lavorato nella terra dei Nippon e si è trovato piuttosto male, definendoli come arroganti e pure incattiviti in certe situazioni.
Ma D.Yong perché ha questo screzio verso il Giappone?

Ebbene ora lo so.

Parlai di questo con una ragazza. La conosco da poco ma ci troviamo bene a chiacchierare tra di noi, anche perché abbiamo esperienze simili: anche lei italiana fidanzata con un ragazzo sud coreano.
E' bello potersi confrontare, specialmente quando si stringe un forte legame con una cultura così differente dalla nostra e ci si trova per certi versi soli.
Insomma alla fin fine ci si da pure una mano.

Anche il suo lui non vede di buon occhio i giapponesi.

Grazie a lei scoprì la parola terribile di:

Confort women



Negli anni delle colonizzazione nipponica in Corea del sud, venne coniato appunto questo termine. L'impero Giapponese "reclutò" le così dette confort women, che venivano utilizzate per "sfogare" gli impulsi sessuali dei soldati giapponesi, almeno così si racconta.

Erano donne coreane e non solo, appartenenti anche ad altri tanti paesi dell'Asia. Non si parla di antichità, non si parla dell'epoca Josen, ma di tempi molto più vicini ai nostri, non per niente le protagoniste non sono altro che le nonne odierne.
DONNE è pure una parola grossa per descrivere delle ragazzine di sedici anni appena. Prostitute, che molti indicarono e indicano tutt'ora come volontarie. 

In realtà la Hanguk nara o Daehanmiguk si è sempre battuta per avere le scuse formali da parte dell'amico, cugino e in passato nemico Giapponese, perché quelle piccole donne non erano volontarie, ma appunto venivano obbligate a svolgere tale "lavoro". Venivano rapite o talvolta attirate con la scusa di promettere loro lavoro.

Proprio per questo le proteste da parte dei sud Coreani continuino tutt'ora, nell'era moderna. Basterebbe a dir loro le scuse formali e tutto si sistemerebbe, ma il Giappone ribatté che questa cosa non è del tutto veritiera, ribadendo il fatto che le "confort women" era un gruppo (piuttosto numeroso si parla di 100.000 donne se non di più) era composto appunto da volontarie.
Oggi il mio ragazzo mi riferisce inoltre che i giapponesi affermano anche di aver avuto bisogno di queste martiri, ma sapete com'è ... parlare di questo tipo di cose in inglese è un pò difficile, quindi non ho compreso bene il senso della sua informazione.

Comunque sia questa è la questione e io fino a due secondi fa ne ero allo scuro.

Una piccola nota la si trova anche in wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Comfort_women

C'è da dire che anche dal versante Giapponese vi è ostilità! A volte anche maggiore. Lessi un commento di una signora o ragazza giapponese che parlava della Corea come un luogo pericolosissimo sopratutto per i giapponesi stessi, che i coreani sono cattivi e invitava a non andare in Corea.
Scusate ... cazzate! Con tutto il rispetto (non sono di parte, ho una cugina giapponese e il Giappone per me rimane un sogno), semplicemente è l'odio, l'astio portato avanti per anni e anni a parlare. Non per niente sempre più giovani donne e uomini giapponesi approdano in Corea a causa del kpop. E molte donne per "sfogarsi" così dicono i coreani, nel loro paese sono sante arrivano in Corea e appunto fanno quel che non farebbero in Giappone. Dunque chi dice la verità e chi dice una bugia? Oltretutto i coreani che vanno in Giappone non sempre trovano vita facile, non solo cognato ne è un esempio, ma conosco altra gente che confermerebbe.
E' razzismo bello e buono, sia da una parte che dall'altra scaturito per il passato burrascoso. Punto.


mercoledì 22 maggio 2013

내 소설이에요 Nae soseol iyeyo! Il mio romanzo ...


Un sogno, come tanti altri ...




Pubblicare un libro, via ebook o che sia ...
Un sogno quello di poter essere apprezzata come scrittrice. 
Logicamente non posso aspettarmi solo elogi, perché il pensiero varia da persona a persona, tanto che spesso i commenti risultano contrastanti.
Ci sono in qualunque cosa noi facciamo risposte positive e non. Le ultime inoltre, letteralmente parlando non sono davvero forme negative. Se si parla delle varie passioni non si possono usare espressioni completamente pessimiste, non si aiuta di certo l'altro facendolo. Viva i pensieri personali dunque, sempre però che siano costruttivi. Il buon scrittore non chiede altro. Almeno così penso :P
 Spesso sono più utili i consigli che un lettore può dare ... per colui/lei che li sa cogliere, senza offendersi. Perché farlo?
Sarebbe una cosa sciocca! 
Anche per questo motivo propongo piccoli punti del romanzo sul mio blog, allo scopo di farmi un'idea su ciò che realizzo ... se può piacere o meno al pubblico.


저는 소설을 발표하려.
저는 하겠으면
소설목적으로 모두에게 존중하게 읽어주기를 희망합니다 ...




- Rom: Jeoneun soseoreul balpyoharyeo.
Jeoneun hagesseumyeon, soseolmokjeogeuro moduege junjunghage ilgeojugireul huimanghabnida.-

*Trad: Ho intenzione di pubblicare un romanzo.
Se lo farò, desidero che tutti possano apprezzarne la lettura.*

Ecco quindi che vi lascio un ultimo stralcetto del romanzo. 
Purtroppo, se voglio arrivare alla pubblicazione, non posso postare molto nel mio blog. Per questo mi fermerò qui, sperando che a voi possa piacere e vi induca in un prossimo futuro a scaricare il mio romanzo.

Appena pubblicherò il mio primo ebook, "Sakura", vi posterò l'intro e magari una prefazione, così da invogliarvi o meno a leggerlo!

Ora vi lascio nuovamente a "Baby Love Chocolate"



PER CHI SI FOSSE PERSO L'INIZIO ----> Baby Love Chocolate prima parte

   
   (continuato CAP 2)

***** 

Christine le mandò un messaggio prima di cena: voleva incontrarla assolutamente, aveva bisogno di un'amica cara con cui parlare e non poteva chiamare nessun altro, anche perché Valerie era abbastanza arrabbiata per le sue continue buche. Si sarebbero trovate in un locale poco distante. Giorgina dunque si presentò puntuale, entrando nel pub titubante vedendo l'ammasso di gente che vi respirava all'interno. Di sera quel tipo di locale si riempiva di gioventù. Non amava particolarmente quel genere di posti. Non amava proprio uscire alla sera e incontrare ubriachi, marpioni; ragazzine dalla dubbia età: o donne fin troppo mature che si credevano diciottenni o al contrario minorenni che agghindate e truccate in un certo modo ingannano tutti, dimostrando anche una trentina di anni. Le nuove generazioni ... Cosa stava succedendo all'umanità? Ai suoi tempi, in quella fascia di età che andava dai quattordici e sedici anni, si pensava solo ai vari cantanti, girl e boyband americane che spuntavano come funghi: Five, Westlife, Take That, Spice Girl ecc ... Lei e le sue amiche avevano in testa sopratutto alcune cose come: Backstreet boys, Britney Spears, la passione per i manga e gli anime giapponesi, i telefilm made in USA e come poter sposare Nick Carter. Le nuove quindicenni invece sembrano avere altro in mente: tacchi vertiginosi, vestiti ascellari, borse firmate, tatuaggi, alcool, discoteca e ... pomiciare con più persone, se non regalarla in giro addirittura. Forse la new generation avrebbe definito lei e le altre delle bimbeminchia, in quanto attaccate a "giochi" da ragazzine, al posto di cercare di farsi una bella scopata come le "vere donne". Ma forse costoro hanno creato una nuova definizione di donna, in barba a tutte le battaglie femministe ... Una definizione infatti che si avvicina pian piano alle parole: bambola, usa e getta, oca e ...  puttana.
Bimbeminchia ... È un termine molto in voga in questi anni di sfarzo e crisi. Chissà perché sfoggiato proprio adesso. Non se ne rendono conto ma le vere BM, come amano abbreviare molti, oltre a tutte quelle un pò "ritardate" dalla parolaccia sempre in bocca e l'attaccamento sviscerale, morboso verso un dato personaggio pubblico, sono anche coloro che credono di essere delle vere signore, donne mature, senza rendersi conto che l'apparenza non conta, i gusti musicali non contano, il trucco pensate, l'atteggiamento arrogante non contano. Nemmeno l'esperienza,  vale solamente il tuo cervello. Saper distinguere tra giusto e sbagliato. Saper comprendere i limiti, quando bisogna fermarsi a riflettere. Concepire il diverso e non deriderlo. Una maturazione interna e non esterna dunque. E questo lo può avere anche una ragazzina di tredici anni appassionata delle sigle di Cristina D'Avena.
Alla fin fine le sue care amiche erano parecchio cambiate, nonostante ciò in loro rimaneva sempre un barlume del pasaato: Christine aveva un bagaglio di esperienze riguardo agli uomini da far quasi paura, ma era ancora fissata con gli asiatici; Mara aveva iniziato un percorso per trovare se stessa, riuscendoci grazie alla religione Wicca, ma fondamentalmente rimaneva la ragazzina che si sfogava in film e letture, immaginando di squartare coloro che la facevano inviperire; Giorgina era convintissima che sotto al letto Mara nascondesse una sorta di Death Note, dove annotava le teste che avrebbe voluto tagliare. Valerie era diventata mamma, eppure il suo mito rimaneva Britney Spears, sostenendola sempre e comunque, nonostante i casini che la diva fece tra alcool, droga e divorzio. Viviana era l'unica che sembrava non aver più rapporti con il passato, eppure si divertiva ancora a stuzzicare gli altri, specie coloro che avevano dell'astio nei suoi confronti. Godendoci pure. Al contrario, Giorgina non si sentiva affatto cambiata, tranne che per i gusti: il mondo giapponese degli anime e manga la trasportarono anche in altre nazioni come Cina, Corea del sud e questo grazie anche alla scoperta dei drama asiatici. Quindi basta telefilm americani e basta Backstreet boys, lasciando spazio ad artisti più dotati, professionali, particolari e dagli occhi a mandorla come i Big Bang.

Cercò con lo sguardo la piccola Christine, riconoscendola tra milioni di persone: aveva due anni in meno di lei, ma sembrava addirittura una sedicenne quando vestiva casual. Un tempo quella ragazzina aveva amato lo stile punk, compresi strani colori alla chioma leonina, borchie, allargatori ecc ... Ma da quando si era fidanzata aveva abbandonato quel genere di cose, rendendosi molto più femminile e donna. Nonostante questo la sua bassa statura, i suoi occhietti piccoli castani e leggermente a mandorla, la sua pelle chiara, il naso abbastanza pronunciato dalle leggerissime lentiggini e i suoi capelli ormai lunghi oltre le spalle dalle punte ondulate, di un castano rossastro, toglievano almeno cinque anni alla sua reale età.
Era sola, seduta su un divanetto e fissava il suo aperitivo senza riuscire a distoglierne l'attenzione. Giorgina sorrise e corse da lei senza guardare nessun altro. «Sono in ritardo io o in anticipo tu?» le chiese sedendosi di fronte.
Christine finalmente alzò gli occhi e vedendo l'amica si precipitò ad abbracciarla come se non si vedessero da mesi. Beh, ci mancava poco. «Come stai?» domandò felice.
«Tu piuttosto? Cosa sta succedendo?» chiese invece Giorgina massaggiandole la schiena, inducendola così a mollare la presa dal suo collo.
Christine tornò a sedersi. Prese in mano il suo aperitivo, «Vuoi qualcosa da bene?» Giorgina rispose facendo ondeggiare la testa. «Ho problemi con il mio ragazzo.» svuotò il sacco la brunetta, mettendo il broncio.
Giorgina, pensando che fosse qualcosa di poco importante, rise: «Quando mai non ne hai, Christine! Non è la prima volta che passi dei momenti brutti con lui. Se non ci stai bene mollalo.» consigliò.
La ragazzina sospirò, «Ci sto pensando e questa volta seriamente. Io gli voglio bene, è che siamo insieme da troppo. Cinque anni sono tanti! I primi due andavano bene! Ma dal terzo in poi … Ho sempre avuto il bisogno di staccare da lui in qualche modo.»
Giorgina annuì, «Ma non lo hai mai fatto! Forse anche questa volta non lo farai.»
Christine sorrise maliziosamente, «Non l'ho mai lasciato … ma … » allargò ancora di più il suo sorriso e abbassò lo sguardo sul drink, non era proprio un'espressione gioiosa ma aveva un ché di amaro e colpevole. «In qualche modo mi sono staccata da lui.»
Giorgina a quel punto corrucciò la fronte, «Parli di quando ... lo hai tradito con quel turista filippino … »
Christine sollevò il volto in quel momento annuendo, «Ho fatto di peggio purtroppo! E' stato il primo con cui l'ho tradito, ma non l'ultimo.» sbuffò, muovendo anche le braccia fastidiosamente, «Non è colpa mia se non abbiamo argomenti di cui discutere. A lui piace stare a casa in panciolle a me uscire e fare conoscenze! Siamo troppo diversi, Giorgina.» prese il bicchiere e bevve un po' del contenuto. «Poi gli ultimi con cui sono uscita mi interessavano davvero, ma ala fien ho sempre piantato gli altri per lui.»
«Questo … insomma mi dispiace, ma ci sarà un perché se ogni volta salvi la storia, nonostante tutto dico.» non sapeva nemmeno lei cosa dire realmente.
«No, è solo l'affetto e la coscienza, anche se non sembra ne ho una anche io. Comunque adesso è tutto diverso. Mi piace tanto, tanto, tanto il tipo con cui mi sto vedendo, ma per colpa del mio ragazzo non ho intenzione di fidanzarmi con lui nemmeno nel caso tornassi single! Però … voglio prendermi almeno una pausa di riflessione ... E poi si vedrà. Penso di essere pronta a tagliare il cordone ombelicale con lui.»
Giorgina imbronciò le labbra e annuì, «Credo sia un bene per entrambi. Alla fine non puoi continuare a mentirgli.» non la giudicava, ma di certo quel comportamento lo bocciava in pieno.
«Hai ragione! Si vede che non sono fatta per avere un solo ragazzo! Prima di tornare impegnata ho intenzione di divertirmi un sacco!» sorrise e alzò il bicchiere contenta. Giorgina sorrise a sua volta, contenta che avesse preso una decisione e triste per ciò che aveva combinato alle spalle del povero ragazzo. Avevano due pensieri totalmente diversi lei e Christine e delle volte il comportamento di quest'ultima le dava quasi fastidio, ma cercava comunque di comprenderla come poteva. Non erano errori suoi, ma quelli di un'amica forse rimasta un pò immatura.
Spostando lo sguardo verso il pub, alla ricerca di una cameriera per ordinare a sua volta, notò una figura maschile seduta al bancone, insieme ad una donna sui trent'anni. Christine guardò l'amica corrucciando lo sguardo. «C'è qualcuno che conosci?» domandò poi girandosi per controllare.
«Non ne sono sicura … ma credo che quell'uomo con la giacca nera sia il mio vicino di casa.» raccontò lei.
«Come credi?» quando i piccoli occhietti castani, colorati di un pesante nero matita, trovarono il giovane in questione, un sopracciglio curato di quel viso infantile si impennò, «Quel tizio con la tipa vestita di rosso?»
«Lui! Sì sono sicura che sia lui.» annuì.
Christine finalmente si voltò, «Come fai a conoscere un tipo del genere?»
Giorgina sollevò la fronte, «Non lo conosco, so solo che si è trasferito nella casa accanto.»
La brunetta tornò a fissarlo meglio, «Ma è … è asiatico! Io adoro gli asiatici.»
«Sì, ricordo la tua fissa-»
«Quanti anni ha?» venne interrotta immediatamente, «E' la sua ragazza quella? Ah! Ma che me ne importa! Mica lo devo sposare!» si auto corresse, «Allora … come si chiama?»
Alzò le spalle, «Non lo so!»
Christine si dimostrò frustrata e delusa, «Come non lo sai?» proprio in quel momento l'uomo in questione si spostò affiancato dalla bionda valchiria, uscendo dal pub insieme e addirittura a braccetto. Tutte e due le ragazze li fissarono a bocca aperta. Poi la più giovane delle due tornò a guardare la biondina, in attesa di una risposta.
Di nuovo Giorgina alzò le spalle, «Te l'ho detto non lo conosco affatto!»

*****

Poco dopo salutò Christine e tornò a casa da sola. Tanto tra le due era quella che aveva meno strada da fare. Una volta rincasata andò verso il giardino per controllare il basilico, pensando: "sugo o non sugo questo è il dilemma"; Voleva di nuovo annaffiarlo, sperando che si riprendesse davvero. Illusa!
Una volta uscita però venne subito distratta dalle verdi finestre dell'abitazione accanto:   appoggiato al balcone si stagliava una schiena nuda, per un attimo rimase allibita osservando i lenti movimenti di una muscolatura che si contraeva, poi si accorse della donna che gli stava di fronte quando lui si accinse a baciarle il collo, scoprendole così anche le spalle nude. La donna teneva gli occhi chiusi e la bocca semiaperta, quelll di Giorgina invece si spalancarono di scatto e la sua pelle avvampò. Chinò la testa coprendo lo sguardo con una mano e corse in casa imbarazzata.
Per fortuna non si erano accorti di lei.



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3




Quando non si ha accanto né un uomo né figli o genitori, anche solo qualche parente, ci si affida molto spesso agli amici. Solitamente i fidanzati portano ad allontanare le amicizie, ma quelle vere sono pronte a confortarti anche se mesi o anni prima si aveva interrotto quasi del tutto i rapporti a causa appunto di un partner.
Mai come un tempo si ritrovava così spesso a cenare o pranzare con le ragazze. Le sembrava di esser tornata ai tempi prima dell'arrivo di Vittorio, quando Viviana, Valerie, Mara e pure Christine erano l'unica cosa che contava per lei, oltre che il suo lavoro.
A proposito di quello: non poteva chiedere di meglio! Amava scrivere, si sfogava e creava racconti che a quanto pare andavano molto in quel periodo. Sperava solo che la cosa durasse ancora per molto tempo. Avrebbe voluto guadagnare con il suo grande hobby per il resto della sua vita, ma era comunque un mercato in continua evoluzione e il cambiamento era sempre in agguato.
Non poteva dirsi un'eccellente massaia o casalinga, odiava tanto per cominciare fare le pulizie, ma amava cucinare. Per la cena aveva ben pensato di fare un primo di pasta al pomodoro, qualcosa di molto semplice e un secondo di arrosto con patate al forno. Aveva invitato le solite, ma già sapeva che si sarebbero trovate solo in quattro. Mentre preparava il condimento per la carne sulla penisola di marmo, si accorse che le mancava proprio il sale, ingrediente essenziale. Giorgina prese a mordicchiarsi le labbra, pensando a quale strategia adottare, «Aggiungo molto pepe?» si chiese, «Mmm!» fece scrollare la testa, «Chiamo Viviana e dico che lo porti …» fece per prendere il telefonino ma si fermò riflettendo: avrebbe scomodato un'amica, la quale sarebbe dovuta partita da casa prima del tempo, perchè non poteva certo chiederle di portarlo all'orario stabilito per la cena. Ne aveva bisogno subito! «E se chiedessi ….» per un attimo smise di mangiarsi le labbra, poi corrucciò la fronte e tornò a farlo, finché non si decise. «Se non ci si aiuta tra vicini!» esclamò convinta, uscendo di casa senza nemmeno togliersi il grembiule da cucina.
Suonò al campanello e attese. Il ragazzo aprì poco dopo. Per un attimo rimase quasi imbambolata, non era tanto facile incontrare un uomo di origini orientali così affascinante, non dalle sue parti almeno. Oltretutto era quasi strano vederne uno così da vicino, come se fosse cosa rara. «Salve … » provò a pronunciare, dimenticandosi per un attimo del motivo per cui si trovava lì. Scrollò la testa tornando in sé, «Salve, scusi del disturbo, sono la vicina.» spiegò indicando la casa alle sue spalle, «Sto preparando la cena e ho finito il sale, non è che potrebbe … » lasciò cadere la frase lentamente quando il vicino le voltò le spalle, lasciando la porta aperta. Per un attimo pensò che fosse maleducato andarsene mentre uno stava parlando, senza dire una parola poi. Immaginò però che fosse andato a prendere quel che gli stava in effetti chiedendo. Perciò attese pazientemente fuori.
Pochi attimi dopo infatti tornò indietro con un pacchetto di sale fino, «Ho solo questo.» rispose passando alla ragazza la scatola. «Spero possa bastarti.»
«Sì, anche troppo.» rispose con un tono divertito lei. «Allora … grazie mille.» lui annuì e a quel punto Giorgina fece per tornare a casa, quando si rigirò, «Che maleducata, non mi sono nemmeno presentata … » fece un accenno di inchino, pensando che lui preferisse quello alla classica stretta di mano, «Giorgina. Il suo nome è?»
Annuì rispondendo: «Kyu Jung … So Kyu Jung.» scandendo bene le parole.
Giorgina di nuovo si inchinò leggermente, «Piacere.» proprio in quel momento una voce femminile, con una richiesta di attenzioni rivolta evidentemente al bel asiatico, li interruppe. «Ah, mi dispiace, devo averla disturbata essendo in compagnia della sua ragazza-»
«No.» si affrettò a dire con voce tranquilla. Sollevò le sopraciglia e le fece un saluto con il capo esclamando in fine: «Buona cena!», chiudendo la porta della sua abitazione.

*****

Brianna, l'ultima amica ad essere entrata nel gruppetto, fu la prima ad arrivare, anche se non da sola. Lei e Giorgina si conoscevano da solo un annetto e fu Viviana a presentarle, perché a sua volta era in buoni rapporti con la giovane da ormai tempi remoti e spesso le si vedeva arrivare insieme, proprio come quella sera. 
La cena andò molto bene, anche perché non vi era qualche elemento di "disturbo" come al solito: Valerie infatti, che non sopportava tanto Viviana e viceversa, era andata a cena con i suoceri, per discutere dei preparativi del matrimonio. Mentre Christine come sempre aveva tirato un bel bidone.
Tutte e quattro alla fine si ritrovarono nel minuscolo giardinetto, per permettere a due di loro di fumarsi una sigaretta di fine serata. Si aprirono perfino gli sdraio Brianna e Viviana, in modo da distendersi al fresco e fumare nel pieno relax, mentre Giorgina e Mara rimasero su delle comuni seggiole sotto il piccolo porticato. Quello poteva dirsi il club delle bionde: nessuna di loro portava colori caldi e scuri, invece tutte avevano la chioma chiara e gli occhi di un colore freddo. Giorgina di un bel verde quasi grigio, Mara un verde oliva, Viviana il solito azzurro ghiaccio e Brianna un blu elettrico molto intenso. Inoltre potevano dirsi da "tintarella di luna", in quanto il loro candore era pressoché vergognoso. Il club delle bionde nordiche, delle norvegesi … insomma quattro belle fanciulle dal volto pulito, l'occhio e il capello chiaro. Tre su quattro portavano perfino gli occhiali da vista, a completare la strana coincidenza mancava solo la padrona di casa.
Ognuna di loro però possedeva un carattere a sé, avevano gusti differenti e opinioni talvolta contrastanti. Specie quando si trattavano di uomini: c'era chi, come Viviana, non ancora ma presto convivente, affermava che bisogna mettere dei paletti al proprio fidanzato, chi come Mara sosteneva invece la libertà, la fiducia di coppia, cosa che lei aveva totalmente verso il suo uomo, con il quale già conviveva. Brianna e Giorgina invece erano single, Brianna pure da pochissimo. Nonostante la batosta subita recentemente, tra le due era quella più volenterosa a cambiare e desiderosa di riavere accanto un uomo che facesse per lei. Non stava bene da sola e voleva scacciare l'amaro in bocca che il suo ex aveva lasciato. Dunque chiodo scaccia chiodo, ma nel suo caso non voleva che fosse solamente una cosa di passaggio, ma un vero e proprio tornado che le portasse via quell'insofferente e recente solitudine.
Mentre stavano discutendo tranquillamente tra loro per un attimo calò il silenzio. Mentre Brianna aspirava dalla sigaretta e Viviana espirava il fumo della sua, in quel breve lasso di tempo qualcuno apparve velocemente davanti alla finestra della casa rosa, allungando un braccio scoperto, grazie alla maglietta priva di maniche; afferrò la maniglia del balcone, chiudendo la prima delle tre aperture. Brianna si bloccò all'istante, spalancando gli occhi blu, mentre Viviana, accorgendosi della sua reazione, guardò immediatamente di fronte a sé, notando a sua volta l'uomo che si accingeva a chiudere la seconda finestra. Anche Mara e Giorgina poco dopo si chinarono per controllare. La ricciolina Mara commentò anche con un silenzioso: "ah, però!"
Osservarono quella scena nel pieno silenzio serale, in sottofondo solo il cantare di una civetta che annunciava l'imbrunire, cosa che riportò la folle mente, della scrittrice del gruppo, automaticamente all'uccellino nero che trasportava i tre punti negli anime giapponesi. 
Appena il terzo balcone fu chiuso, Brianna drizzò la schiena con un gesto veloce, dando le spalle all'altra biondina al suo fianco. «Giorgina, il tuo vicinato è composto da esseri del genere?» domandò agitata.
«Esseri del genere?» ripeté sussurrando Mara.
Giorgina tenne le sopracciglia sollevate, titubante sulla reazione dell'amica. Annuì: «E' qui da poco.»
«Ce ne sono altri come lui?» domandò immediatamente e la ragazza rispose con il capo, in un gesto di diniego. «Oddio, ma da dove può spuntare un essere così perfetto?»
Viviana aspirò ancora la sigaretta, poi buttò fuori il fumo, prima di intervenire: «Dalla vagina di una donna asiatica e molto probabilmente da spermatozoi asiatici.» Mara e Giorgina la fissarono, una con disapprovazione l'altra con astio. La sua risposta fu quella di alzare le spalle, «Sapete che non apprezzo molto gli uomini orientali.»
Brianna si voltò verso Viviana facendo svolazzare i lisci e fini capelli praticamente platino, «Ma lo hai visto? Lo hai visto? Solitamente nemmeno io vengo attratta dall'occhio a mandorla, ma … » e indicò la finestra centrale. «Quello è … wow
«Ammetto che di primo impatto possa sembrare un uomo affascinante, una rarità del suo popolo, ma per me rimane comunque poco attraente.» ribatté Viviana, spegnendo la sigaretta nel posacenere che teneva in mano. Giorgina lo aveva comprato proprio per le amiche fumatrici, insomma per tutte fuorché Mara.
Brianna aspirò un'ultima volta invece, «Motivo per cui non bisogna lasciarselo sfuggire!» spiegò, tornando poi a guardare la padrona di casa. «Raccontami di lui!»
Il volto della ragazza era quasi alienato da quanto era eccitata all'idea di aver trovato un bel manzo, come avrebbe affermato Valerie, forse ancora libero. Giorgina alzò le spalle, «Si chiama Kyu Jung, penso che il cognome sia So. Oggi ci ho fatto quattro chiacchiere, con la scusa che avevo dimenticato il sale sono andata a chiederglielo.»
«Grande mossa!» sorrise Brianna facendole l'occhiolino.
Giorgina scosse il capo, «No, non hai capito: lo avevo finito davvero il sale!»
Viviana si sedette sullo sdraio a sua volta, «Potevi chiamarmi, te lo portavo io da casa.»
«Non volevo disturbarti, così sono andata dal vicino. Tra le altre cose è stato pure molto gentile, mi ha dato addirittura un'intera scatola!» precisò.
Brianna schioccò le dita e si alzò alla svelta, «Allora è doveroso restituirgliela!» Si chinò ad afferrare il polso di Giorgina, obbligandola ad alzarsi. «Non vorrai mica approfittarti della sua gentilezza così? Forza! Ti accompagno!» si recarono in cucina, presero il sale e con passo veloce uscirono di casa, arrivando davanti alla porta di quella accanto, dove Giorgina fu costretta da Brianna a suonare il campanello.
Quando aprì la porta, So Kyu Jung si trovò davanti due belle ragazze occidentali, tutte e due di bassa statura, bionde, chi un colore più chiaro chi più scuro e gli occhi luminosi e tondi, privi di quella caratteristica allungata che invece contraddistingueva la sua cultura. Riconobbe solo colei che aveva un'espressione timorosa, con la fronte corrucciata e lo sguardo pieno di scuse: la sua vicina. L'altra ragazza invece aveva un piercing al sopraciglio che brillava e degli occhialoni neri enormi, ma che si abbinavano bene al viso lungo. Sembrava contenta, tanto che le labbra fine scomparivano del tutto a mostrare un sorriso smagliante.
La vicina gli allungò la scatola del sale ormai aperta. «Scusa l'orario, era troppo per me! Te lo restituisco! Grazie ancora.»
Lui guardò il contenitore di cartone sollevando un sopracciglio dubbioso, poi tornò a fronteggiare le ragazze, «Potevi anche tenerlo.» accettò comunque la restituzione. 
«No.» disse scrollando la testa, «Era troppo, davvero.»
In quel momento Brianna si fece avanti di qualche passo e allungò una mano verso l'uomo, «Così sei il vicino della mia cara amica Giorgina! Sono Brianna, piacere.» Kyu Jung corrucciò la fronte osservando la strana biondina tutta pepata, poi prese la sua mano e ricambiò il saluto. «Sai, è un po' sbadata! Mi faresti il piacere di darle un occhio ogni tanto? Se vuoi ti do il mio numero così se dovesse-»
Giorgina strinse il braccio dell'amica, «Brianna andiamo!» si affrettò a dirle, spingendola perché si muovesse. Insomma, decise che era proprio giunto il momento di andarsene, prima che Brianna la pazza si scatenasse. Il prestito in fondo l'avevano restituito no? Si voltò solo un attimo, velocemente, per salutare il vicino, che nel frattempo aveva sorriso divertito da quel visibile, tentato approccio.

«Ragazze è stupendo!!! Incommentabile!» spiegò una volta tornata in casa la più piccola del gruppo. Brianna a differenza delle altre, la cui età oscillava dai venticinque anni di Christine ai ventisette già compiuti di Viviana, aveva ancora solo ventiquattro anni.
«E' sempre un cinese.» rispose in malo modo Viviana, storcendo il naso.
«Lascia perdere, Viv! Questo ha davvero tanto fascino.» sospirò, con gli occhi alzati verso il soffitto, «Io se fossi al posto tuo Giorgina sarei sempre alla sua porta a chiedergli in prestito qualcosa.»
Viviana ridacchiò, «Del tipo: "mi presti del pepe? In cambio puoi avere me!"» e tutte cominciarono a ridere fuorché la padrona di casa.
Mara le diede una piccola gomitata, «Che hai? Sei giù di morale? Questa era divertente!»
Lei la guardò scettica, «Anche a te piace?»
«Bello è bello ... ma sono fidanzata.» rispose.
«No problem, Mara, tanto lo voglio io!» puntualizzò ghignando Brianna.
Giorgina sorrise allora perfidamente, «Attenta! Devi sapere che Christine gli ha messo gli occhi addosso prima di te! E sai che quando quella vuole un uomo molto spesso riesce pure ad ottenerlo.»
Brianna sbuffò, mentre Viviana commentò malignamente: «Chissà come ci riesce.» alludendo ironicamente alla poca fama della ragazza. «Cambiando discorso, hai terminato il romanzo?»
Giorgina corrucciò le labbra. Quando c'era lei chissà perché saltava sempre fuori l'argomento lavoro. «Quasi.» bofonchiò.
«Vedi di darti una mossa, i redattori lo vogliono sulla scrivania entro fine mese.» avvertì colei che poteva anche definirsi il suo capo. Viviana infatti lavorava per la casa editrice alla quale Giorgina si appoggiava per pubblicare i libri.


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Il giorno dopo si mise all'opera. Le dita si muovevano frenetiche sulla tastiera. Non si sentiva altro che il ticchettio dei tasti. Viviana le aveva dato un ultimatum e doveva rispettarlo se voleva pubblicare anche il prossimo romanzo. Ultimamente però le veniva difficile concentrarsi. Eppure quella mattinata tranquilla era l'ideale, anche se l'ispirazione era ben che minima.
Se ne stava su quella poltroncina, di fronte alla scrivania, in salotto. La casa era ad un unico piano, molto ampia anche se non grandissima. Inoltrandosi si avevano due stanze, divise da un corridoio che faceva anche da sala da pranzo volendo. Le finestre li presenti si affacciavano al piccolo giardinetto. Inoltre era una zona aperta, non vi erano porte: la cucina a sinistra, il salotto a  destra con la scrivania, dove vi era Giorgina, interamente appoggiata al muro e il pc in bella mostra, sormontato da carte varie: gli appunti.
Giorgina si bloccò un attimo, cercando la parola più adatta per descrivere una scena. Posò la testa sul palmo della mano, con il gomito appoggiato al tavolino di cristallo e osservò fuori dalla finestra, dove il panorama era … nullo. Purtroppo non aveva altri posti dove poter scrivere. Dalla sua casetta non poteva richiedere nessun bel paesaggio. Quella finestra di preciso puntava verso il triste muro dell'abitazione accanto, dunque mostrava niente di più di un vialetto isolato. 
Qualcosa di interessante però comparve ad un certo punto: ovvero vide il vicino uscire di casa! Lo seguì con lo sguardo: schiena ben dritta, occhiali da sole, capo che puntava davanti a sé, una camminata molto decisa e sicura. Poi scomparve alla sua vista, a quel punto Giorgina alzò gli occhi al soffitto in preda all'ispirazione. Sorrise e tornò al lavoro più volenterosa di prima.
Il vero problema è che le venne l'idea per un nuovo racconto, perciò non si concentrò più su quello che effettivamente doveva terminare. Perfino mentre cucinava il pranzo ogni tanto si fermava per scrivere su un quadernino alcuni appunti importanti, per poi tornare ai fornelli. Addirittura mangiò rileggendo ciò che aveva scritto.
Decise di fare una pausa e prendere una boccata d'aria, uscendo sul piccolo appezzamento d'erba e cemento che aveva. Ne approfittò per fare un po' di pulizia e gettare via il basilico ormai completamente andato. Prese un sacchetto di plastica, sollevò la pianta dal bel vasetto, che poteva essere riutilizzato, sperava solo non da lei, e gettò via l'arbusto morto. Prese poi la scopa e spazzò la terra che le era caduta sulle piastrelle.
La musica della suoneria l'avvisò di una chiamata e, com'era solita fare, prima di rispondere controllò sul display il nominativo. Il suo sguardo si rabbuiò comprendendo chi la stesse cercando in quel momento. Nonostante la tensione che provava decise di rispondere, tentò pure di riflettere un attimo sul da farsi, ma alla fine era talmente in ansia che cedette. «Pronto?» pronunciò solo quella parola, dopodichè ascoltò l'interlocutore dall'altra parte della cornetta senza più fiatare, se non per confermare con un breve e mesto "sì". Tenne la testa china: sentire la sua voce dopo tanto tempo era una sensazione strana, triste, orribile. Qualcosa che non si poteva descrivere bene: da un lato sembrava così distante, così estranea, dall'altro lato invece era come tornare a casa dopo tanto tempo. Gioia e amarezza si mescolarono, lasciandola semplicemente spiazzata. «Sì … ok, allora … ti aspetto.» concluse così, facendo crollare il braccio al fianco, asciugandosi le lacrime con la mano libera. Non era riuscita proprio a trattenersi. E solo sentendolo al telefono! Come avrebbe fatto una volta trovatasi di fronte a lui?
Tornò dentro. L'ispirazione ormai persa, la voglia di fare estinta. Aveva ragione Valerie, doveva darsi una regolata e affrontare la situazione con forza, al contrario di come si stava comportando in quel momento.

*****

Giorgina andò ad aprire la porta timorosa. Si soffermò sul pomello ascoltando il suo cuore che risuonava lentamente in tonfi però sempre più forti. Avrebbe voluto far marcia indietro e non aprire a quella persona. Non voleva vederlo, non voleva parlargli un'altra volta, eppure ormai era lì e non poteva tirarsi indietro.
Aprendo, con suo grande stupore, non trovò un ragazzo bruno dal viso corrucciato e i capelli scuri tirati leggermente all'indietro, ma un asiatico con occhi quasi annoiati, i capelli leggermente arruffati e le sopraciglia sollevate. «Ciao vicina! E' ora di ricambiare il favore. Ho bisogno del latte, non è che avresti una bottiglietta?» domandò. Giorgina un po' incerta annuì e si spostò per farlo entrante . Lui prima di fare un passo in avanti, abbassò di poco il capo, come per chiedere il permesso senza usare le parole, solo con quel inchino. Gli occhi a mandorla di So Kyu Jung si spalancarono nel vedere il luogo che lo circondava, «Woooo!» esclamò sorpreso, «I jibeun jinjja Aruemdayo!». La padrona di casa si voltò perplessa, non capendo quelle parole. «Questa casa è stupenda! E molto più spaziosa del mio appartamento!»
«Mmm!» annuì allora, «Me l'hanno lasciata i miei genitori dopo il divorzio, prima che ognuno andasse per i fatti propri.» rispose con un certo distacco.
Kyu Jung la osservò solamente spostando lo sguardo di lato. Si erano fermati entrambi all'entrata, l'uno al fianco dell'altra. La padrona di casa ancora intenta ad osservare la sua stessa abitazione. «Esattamente … che rapporto hai con i tuoi?»
Giorgina sollevò le sopracciglia e lo guardò interdetta, «Perché … perché questa domanda?»
«Da come parli non sembrano troppo affettuosi.»
La risposta da parte della giovane fu una smorfia. Non era educato porre una domanda così personale ad un estraneo. Cambiò subito discorso: «Piuttosto tu da dove vieni? … So … Kyu Jung?», spostandosi verso la cucina seguita dal ragazzo.
«Vengo dal Sud Corea, ma ho anche origini cinesi da parte di madre. Era di Hong Kong.» spiegò.
«Aaah!» esclamò Giorgina aprendo l'anta del frigo. «E cosa sei venuto a fare qui?»
«Mah … ormai sono in questo paese da parecchi anni … » tacque per un istante, vedendo all'interno del frigo molte bottigliette di latte e tre confezioni giganti di cacao in polvere. «Hai paura di finire la scorta?» domandò incuriosito. La ragazza non capendo si bloccò. «Temi che si estinguano le piantagioni di cacao o che avvenga la fine del mondo?» Giorgina cominciò a guardarsi attorno, pensando che fossero domande un po' troppo strane. Così l'orientale le venne incontro indicando l'interno del frigorifero.
«Aaaaah!» esclamò a quel punto, «No, è che … » qualcosa di simile all'imbarazzo si manifestò sul suo volto. Cercò una scusa plausibile che non la rendesse ridicola: «E' che ho dei nipotini ai quali piace un sacco il latte al cioccolato, così …»
Kyu Jung la guardò scettico: «Nipotini eh?»
Non era una fandonia così insensata dopotutto. Proprio in quel momento il citofono la salvò: gli porse velocemente la bottiglia di latte e immediatamente andò ad aprire. Questa volta sapeva che non poteva essere nessun altro se non il suo ex fidanzato. Infatti ad attenderla trovò Vittorio, vestito con una maglia a righe nere e bianche, una giacca grigia e dei jeans neri. «Hey.» fu il primo a parlare.
Anche lei ricambiò il saluto mestamente: «Ciao.»
Quando Giorgina si spostò per farlo entrare, lui avanzò di qualche passo, fermandosi però all'entrata. Quella situazione era quasi insostenibile: tutto risultava freddo, distaccato, imbarazzante addirittura. Entrambi non si sentivano a proprio agio l'uno di fronte all'altra. Giorgina si allontanò indecisa, prese dalla stanza accanto uno scatolone e tornò indietro, porgendolo al ragazzo. All'interno vi erano cose che potevano essere definite solo cianfrusaglie, e invece rappresentavano i loro ricordi, i gadget della loro storia passata. Vittorio guardò all'interno per un secondo, poi si voltò verso la porta, ma qualcosa lo indusse a fermarsi e chiederle: «Giorgina …ora come stai?» proprio in quel momento notò l'uomo che dalla cucina si spostò alla sala da pranzo. Aveva una bottiglia di latte in mano e stava osservando la scena tranquillamente. Vittorio si fermò a fissarla quella persona, chiedendosi chi fosse e cosa ci facesse a casa delle sua ex. Sembrava piuttosto a suo agio, a differenza sua, come se frequentasse quella casa ormai da molto tempo. In cuor suo non solo fu stupito di vedere un uomo in compagnia della ragazza, ma ci rimase un po' male, come se, nonostante la rottura, la giovane gli appartenesse ancora.
«Bene.» rispose lei freddamente, senza notare l'interesse di Vittorio per l'individuo che aveva alle spalle. So Kyu Jung a quel incessante sguardo inquisitorio rispose con nonchalance, sollevando sopracciglia e capo in un gesto di saluto. Vittorio non rispose, ma si girò ed uscì definitivamente dall'abitazione. A quel punto anche l'asiatico comprese che era il caso di lasciare quel luogo: aveva il latte, perciò poteva andare. Incamminandosi verso l'uscita, distrattamente notò il salotto e soprattutto una scrivania stracolma di cartacce. Si soffermò solo per qualche secondo su quel particolare disordine, poi tornò per la sua strada, giungendo alle spalle della padrona di casa che nel frattempo aveva chiuso la porta e vi stava sbattendo la fronte debolmente, ma con ritmo.
«Hai litigato con il tuo ragazzo?» domandò, interrompendo quel gesto auto punitivo.
Giorgina tenne la fronte appoggiata al legno lucido, voltandosi verso il vicino, sbuffando. «Era il mio ex.»
«Aaaaah! ... Va beh! Grazie dell'aiuto, stasera per cena vorrei preparare un bel dolce. Mancava solo il latte.» spiegò agitando la bottiglietta.
La ragazza si staccò dall'uscio lentamente, ancora con le labbra corrucciate in un broncio infantile. «A me nessuno ha mai cucinato un bel niente!» commentò tra sé e sé ma ad alta voce, decidendosi finalmente di aprire la porta per farlo uscire. «Bravo! Anche gli uomini devono saper cucinare … E' per la tua ragazza giusto?»
«Cosa?» chiese lui uscendo dall'abitazione.
«La cena, il dolce che farai.»
«Ah, no.» fece un breve e buffo sorriso e se ne andò. Giorgina seguì la sua figura finché non svoltò l'angolo, mantenendo sempre uno sguardo corrucciato.



Ok, sono pronta per il bombardamento!
I pomodori in faccia però sono vietati eh!



venerdì 17 maggio 2013

Gioia o infelicità? 기쁨나 불행?


기쁨나 불행?
Kibbeum na burheng?

Gioia o infelicità?



In questi giorni non so più cosa pensare, come comportarmi, cosa o chi pregare ...
Mi dico che tutto passerà, come sempre e al mondo c'è gente che se la passa anche peggio. In questi giorni non so se gioire o piangere. La mia vita, come quella dei miei famigliari e molte altre persone in Italia è costellata di dispiaceri, amarezze e problemi di vita quotidiana. Pure io non ne sono immune (e che sono? Batgirl?)

Però non posso abbattermi e anzi, dovrei per lo meno distrarmi gioendo perché finalmente: 

Si ritorna a SEOUL!



Ora lo posso realmente confermare. Spero solo che la sfiga non si abbatti anche su questo piccolo dono del cielo, perché sinceramente non speravo più di poter tornare di nuovo questa estate, causa costi vari. Oddio ... forse se avessi aspettato ancora un pò avrei cambiato pure idea, ma siccome questo terzo viaggio sarà forse decisivo per il mio futuro (lo spero), meglio che sia andata così. Chi lo sa!

Chi vivrà vedrà!

Presi al volo l'occasione ed eccomi qui!
Questa estate si prospetta meravigliosa, spero solo (ecco che fa l'uccellaccio del malaugurio) che non vi sia qualcosa che voglia andare storto! XD (rido per non piangere ultimamente)
In Luglio Rain e D.Yong (D. Dragon ... XD nooo mi fa troppo strano), voleranno verso la nostra Italia. Verranno da me, a visitare per lo meno il Veneto. Venezia una delle tappe obbligatorie. E poi insieme ce ne torneremo a Seoul il 13 Agosto. Oddio, insieme, piano! Bisogna vedere se l'aereo coincide. Ma poco importa questo ...

Nonostante la bella notizia, appunto, mi sento molto triste per altre pesanti questioni ... Insomma non posso nemmeno gioire.


Comunque sia, tanto per festeggiare, ho voglia di "buttarmi" e mettere finalmente uno stralcio preso da uno dei miei romanzi.
Non si tratta di quello che vorrei spedire ad Amazon, per farne un ebook, in quanto dovrei censurare proprio l'inizio. Non pensate male, non ho scritto nulla di poco piacevole, non per gli altri, ma forse per qualcuno che mi conosce sì.
Potrebbero benissimo fraintendere (;D)
Diciamo che la mia fantasia, quando è triste e arrabbiata, si sfoga con carta e penna ... no, meglio la tastiera del pc.




Invece questo è tratto dal romanzo "Baby Love Chocolate", anch'essa storia d'amore e di unione tra due diverse culture, tutto sullo sfondo dell'amicizia. La protagonista è occidentale, anche se non si capisce bene di quale paese fino all'avanzare del romanzo e l'arrivo inaspettato  chiaramente orientale (del tipo: non si smentisce mai!) ... chissà di quale paese dell'Asia.


Spero sia per voi una buona e breve prima lettura!

Ragazzi questa è la presunta copertina ma ... ehmm l'ho fatta io per cui
stendiamo un velo pietoso va!
XD Amo fantasticare sulle copertine!




1


 
 Con faccia schifata Giorgina fissava il basilico che la madre le aveva regalato qualche giorno fa. Non aveva il pollice verde, mai stata in possesso lo aveva sempre sostenuto, eppure qualcuno si intestardiva ancora nel comprarle piantina di varie specie. Questa era piccola, su un mini vasetto, un basilico dalle foglie mignon, un cespuglietto dalla forma rotonda come una palla.
Morto. Stecchito. Meglio ancora pensò ad una parola, anche inesistente, per definirlo: «Secchito!» disse annuendo e portando le mani ai fianchi. Fece scrollare lentamente la testa in una sorta di diniego. Sperava solo che nessuna altra pianta né fiore le venisse regalata, così che non facesse la stessa fine del povero basilico.
Sospirò riflettendo sull'accaduto: lo aveva messo in giardino, al sole quella stessa mattina, perché non si era ripreso? Era stato evidentemente dimenticato per troppo tempo in casa, al buio. Inoltre aveva scordato di dargli da bere i primi tre giorni. Insomma era logico che ormai fosse in quello stato.
Arricciò la bocca schifata non dalla pianticella secca, ma dal suo pollice di un verde ormai putrefatto, che causava morte ai piccoli esseri vegetali. Prese l'annaffiatoio e inondò il vaso d'acqua, sperando che potesse farne una scorpacciata e riprendersi. Poi innervosita lasciò cadere in malo modo l'oggetto e mise il broncio, guardando minacciosa il basilico. «Potevano venire fuori ottimi sughi con te. Maledetto, dovevi morire così presto?» si trovò a parlare con un morto. Alzò gli occhi al cielo, prima di osservare il piccolissimo appezzamento di terra che aveva a sua disposizione. Tanto valeva non averlo proprio. Era quasi tutto cementato, con un piccolo portico dove sedersi all'aperto e un praticello di pochi centimetri che ogni tanto i suoi genitori abbellivano con vasetti di varie specie floreali, che morivano puntualmente entro una settimana. Per fortuna i suoi vecchi non erano soliti fare incursioni in casa sua, si vedevano si e no una volta ogni quattro o cinque mesi, perché abitavano lontani dalla figlia.
Giorgina distese le braccia verso l'alto e si piegò all'indietro stiracchiandosi, sbadigliando. I suoi occhi puntarono distrattamente la casa accanto, quasi attaccata alla sua: pareti rosa, tre finestre dai balconi verdi, era disabitata solitamente, ma quel giorno, soffermandosi a fissare una delle finestre notò che era spalancata. Pensò che forse la proprietaria stesse facendo un sopraluogo. Era un'abitazione comprendente due piani: quello a terra aveva l'entrata sulla strada, quello superiore invece nel piccolo, buio e stretto vialetto che separava appunto le due case adiacenti.
La figura alta e scusa di un uomo passò ad un tratto davanti alla finestra, per scomparire nella stanza accanto. Sembrava intento a sistemare, aveva tutta l'aria di essere in trasloco. «Forse hanno venduto la casa.» pensò ad alta voce.
Il nuovo proprietario ricomparve per un secondo davanti a quella finestra, quel tanto per far notare alla giovane vicina solamente un tatuaggio strano, dall'aria geometrica, su un bicipite piuttosto formoso e ben allenato. Poco dopo ancora, quella persona si chinò a raccogliere qualcosa, che solamente più tardi scoprì essere uno scatolone. Il nuovo arrivato spostò casualmente lo sguardo fuori da quelle quattro mura, incrociando per un attimo colei che doveva essere la sua nuova vicina di casa. Giorgina fu sorpresa nel riconoscere tratti asiatici nel volto dello sconosciuto. Non tanto per l'appartenenza etnica, ormai gli asiatici, specialmente cinesi, riempivano le strade di ogni paese con la loro presenza. Piuttosto si sorprese della bellezza di quel volto: sembrava un modello.
Il ragazzo sollevò un sopracciglio incuriosito, poi un po' impacciato fece un lieve inchino verso di lei, come per salutarla e Giorgina si trovò ad imitarlo, ancora più goffamente. Il vicino tornò immediatamente alle sue faccende. «Che sia cinese?» si chiese lei, mentre il cellulare prese a squillare. Giorgina controllò prima il display e poi prese la chiamata di un'amica, tornando in casa. «Mmm? … Niente! Controllavo il basilico di mia madre. Sì, sono a casa … Mmm!» bofonchiò tristemente, «E' stecchito. Non sono brava a prendermi cura dei vegetali. Ah! La proprietaria della casa di fianco ha venduto l'appartamento al secondo piano! … Sì, quella rosa! E' un cinese!»
A quel punto si avvertì uno sbuffo dall'altra parte della cornetta, «Se non hai altri impegni vieni a fare colazione?» domandò l'amica.
 
*****
 
Arrivata al bar pattuito adocchiò immediatamente il suo gruppo di amiche. Come non notarle? Quella mattina aveva bene pensato di invitare tutte quelle libere dagli impegni. Ed ecco spiegato il broncio di qualcuna in particolare. Non tutte andavano d'accordo tra loro.
Alla fine comunque si erano presentate solo in tre. Beh, e un quarto. Si sedette in mezzo a loro e ordinò un cappuccino con una brioche alla cioccolata, mentre le altre avevano già la loro tisana, il succo o il caffè ordinato precedentemente. Il più piccolo del gruppo cominciò a fare i soliti capricci quando capì che la madre non si sarebbe degnata di allungargli un pezzo di crafen alla crema. «Sì, sì amore mio, tieni!» disse Valerie al bambino, per farlo zittire. Era lui la mezza cartuccia presente a quella rimpatriata mattutina. «Che pretenziosi che sono gli uomini, non potevo avere una femminuccia?»
«Gli uomini diventano così se li vizi.» si permise di ribattere Viviana, prendendosi un'occhiataccia da parte della giovane madre.
Valerie però non cadde nell'inganno, tirò indietro i suoi finissimi e lisci capelli scuri e drizzò la schiena con fare di sufficienza. «Morgan è al lavoro, non vedevo l'ora di uscire con qualche amica e staccare un po' da quella casa. I suoi genitori a volte posso essere opprimenti.»
Giorgina si accinse a zuccherare il suo cappuccino, «Te lo sei scelto, Valerie. Ben presto diventerà tuo marito, dovrai conviverci a vita con i suoceri.»
«Anche questo è un buon motivo per non sposarsi.» suggerì Mara, sorseggiando con estrema calma la sua tisana al mandarino.
Valerie alzò le spalle, «Perché no? Non ho intenzione di stare con nessun altro, perciò … »
Giorgina raccolse la schiuma con il cucchiaino, gustandosela tutta, prima di cominciare a bere. «Non hai avuto nessun altro e ora vuoi star con lui per sempre … è romantico.» commentò a bassa voce, ma la sentirono comunque.
Viviana infatti storse il naso, «Dipende dai punti di vista. Avere diverse esperienze può essere un pregio invece.»
«Nemmeno tu ne hai avute parecchie!» ribatté Giorgina bevendo direttamente dalla tazza.
«Ma ne ho avuti di ex!» rispose la biondina dagli occhi di ghiaccio.
Lei annuì, «Anche …» e lasciò cadere la frase, abbassando gli occhi e facendo finta di niente.
Viviana posò il succo d'arancia. «Sì, dai termina la frase. Volevi dire anch'io. Ma oltre a lui, chi altro c'è stato? Attualmente non hai un straccio di fidanzato, ti muovi a guardarti in giro?»
«Lei lo fa!» intervenne Valerie in difesa dell'amica. Sorrise maliziosamente, punzecchiandola con il gomito, «Come va con quel Metthew?» quando Giorgina le rivolse lo sguardo, Valerie le fece pure l'occhiolino.
Mara si affrettò a deglutire per chiedere: «Giusto! Quando gli confesserai i tuoi sentimenti? Se non ti sbrighi sicuramente troverà qualcun altro!»
«Lo ha già fatto!» tuonò la bionda Viviana. «Non glielo hai ancora detto? E' fidanzato ormai! Andato! Visto che questa non si muove mai, era logico che andasse a finire così!»
Valerie allungò un altro pezzetto di crafen al pupo, poi corrucciò la fronte e fissò Giorgina, intenta a scappare da quegli sguardi delusi. «Non dovevi indugiare … lo fai sempre, perchè?»
«Non ci riesco! Non riesco a dire apertamente ciò che provo ad un uomo.» prese la brioche e se la mise in bocca, quasi come per bloccare ogni altra parola volesse uscirle.
«Non importa!» esclamò alla fine l'amica, tornando serena e fiduciosa. Accavallò le lunghe e magrissime gambe. Da quando aveva partorito sembrava aver acquistato ancor più maturità nel corpo. Nello spirito rimaneva sempre una ragazzina di vent'anni, anche se in verità ne aveva già ventisei. «Devi comunque fare una mossa! Rubalo a quella squinzi!» era il suo modo per non definire realmente le altre donne delle poco di buono. "Squinzi" non era proprio un bel aggettivo nel suo vocabolario, ma sempre meglio di una parolaccia in pieno giorno.
La sua acerrima nemica dal capello folto, fluente di un biondo cenere e gli occhi glaciali, commentò: «E' inutile! Doveva muoversi prima, punto! Non se lo merita nemmeno!»
Viviana e Valerie non erano mai state in buonissimi rapporti, si erano conosciute grazie a Giorgina, ma avevano sempre in un certo senso rivaleggiato tra loro, non sopportandosi a pelle. Nessuna delle due aveva fatto chissà quale torto all'altra, eppure si trovavano a sopportarsi a malapena. Specie Valerie, l'amica di vecchia data, gelosa di tutte le "new entry", compresa e in specie Viviana, anche se era già da parecchi anni che frequentava Giorgina.
«Secondo me invece è più conveniente attendere che si lascino.» propose Mara, mentre ripuliva gli occhiali da vista. Anche lei come Valerie conviveva con il proprio ragazzo, ma a differenza di questa non voleva sposarsi, né avere figli.
«Oh!» sollevò le sopracciglia la brunetta dai capelli lunghi fino a metà schiena, «Qualcuno ha sentito Christine? Come al solito ha dato buca! Non la sopporto più! Non si fa sentire, sparisce e compare quando vuole, vi sembra normale?» nessuno le rispose, perché nessuno aveva la risposta.
«Comunque, riprendendo il discorso di prima … » tornò sull'argomento Viviana, quasi a voler rigirare il dito nella piaga, «Dimmi se sbaglio, ma per trovarti un nuovo ragazzo dovresti prima chiudere ogni ponte, ogni pensiero, ogni sentimento che ti lega ancora al tuo amore passato, o no?»
Giorgina non rispose, ma strappò con un morso un altro pezzo di brioche, fissando l'amica con astio. «Non fa una piega.» convenne Mara, annuendo e facendo ondulare i suoi cortissimi capelli ricci e biondi come quelli di Shirley Temple. Valerie evitò l'argomento tornando a dare attenzioni al suo ometto.
 
*****
 
Quei discorsi avevano abbattuto parecchio il suo umore e nemmeno il croissant al cioccolato era riuscito a tirarla su. Tornò a casa un po' pensierosa, crogiolandosi sui ricordi di un passato nemmeno tanto lontano e su quelli di un futuro sempre sognato e mai realizzato. Alzando la testa verso la sua abitazione si accorse di un pezzo di carta che sventolava tra le ringhiere della finestra. A sottolineare la pessima giornata mancava solo qualche cattiva notizia, o qualcosa da pagare: bolletta della luce? Del gas? Dei rifiuti? Pensò addirittura ad una multa, il che era ridicolo. Non aveva nè macchina nè tanto meno la patente.
Allungò il braccio per afferrare la busta incastrata tra la piega del balcone, ma era talmente alta che non ci arrivava. Il postino l'aveva sicuramente bloccata lì perché non svolazzasse a causa del vento, andando inesorabilmente perduta. Molto premuroso da parte sua, solo che doveva essere un uomo di due metri per averla infilata a quell'altezza. Nanerottola com'era avrebbe dovuto arrampicarsi per afferrarla. Cercò anche di smuovere il balcone, ma niente, anche quello era incastrato per bene. Bloccato dall'interno. Così tentò di saltare e prenderla al volo, tutta una fatica inutile. Avrebbe fatto meglio ad entrare e arrampicarsi dall'interno, sarebbe stato più facile.
Una mano si allungò sopra di lei, rivelando poi anche un lungo braccio. Giorgina si voltò un po' spaventata, controllando chi vi fosse alle sue spalle. Un uomo. Costui le passò subito la busta bianca.  I suoi occhi rivelavano l'appartenenza etnica: asiatico.
Per rngraziarlo della cortesia annuì quasi chinandosi, come aveva fatto lui quella stessa mattina, ma lo fece con poca convinzione e molta goffaggine.
L'orientale prima sorrise mestamente, poi ricambiò con lo stesso gesto meccanico. Senza dire una parola se ne andò. Giorgina rimase perplessa, i piedi nchiodati sul terreno, la lettera in mano e lo sguardo che non voleva staccarsi da quella figura maschile ormai di spalle. Chinò la testa di lato osservandolo pensierosa, corrucciando le labbra.
 
 
 

  2
 
 
 Il suonare frenetico del citofono la svegliò. Non era a letto, ma addormentata sopra alla tastiera del pc, dove aveva passato la notte a scrivere. Con un gran mal di testa che martellava quanto un picchio sulla corteccia di un albero, andò ad aprire senza nemmeno chiedere prima chi fosse. Quel ostinarsi a suonare le ricordava molto suo padre ai tempi in cui viveva con i suoi. Quanto nervoso le prendeva nel sentire il cicalino così fastidiosamente incessante. Aprì la porta di scatto a quasi non mandò a quel paese la persona, quando vide il passeggino di fronte a lei e il piccolo Benedetto che le sorrideva con i suoi occhietti nocciola, la sua boccuccia ormai colma di dentini da latte e quel suo mento segnato dalla stessa fossetta della madre.
Valerie spinse la carrozzina fin dentro, costringendo la padrona di casa a indietreggiare per farla passare. «Che modi sono?» protestò la ragazza, ma ormai l'amica stava già chiudendo la porta alle spalle. Aveva una fretta e un'agitazione inaudita. «Qualcosa non va con i preparativi del matrimonio?»
«Ma chi se ne frega del mio matrimonio!» tuonò quasi incattivita.
Giorgina sobbalzò dalla violenza del tono, «Se sei arrabbiata a causa del tuo futuro marito non devi venire qui a sfogare le tue frustrazioni su di me!»
Spinse Benedetto fino alla cucina, poi si voltò verso Giorgina e l'afferrò per un braccio, «Non ho litigato con nessuno e non sono arrabbiata. Ti dai una svegliata per favore?» la ragazza rimase immobile a fissarla, permettendosi solo di sgranare gli occhi, «Ti sei accorta di quello che ti abita accanto?» domandò poi la brunetta.
«Ah?» fece la biondina scrollando la testa, credendo di essersi persa un passaggio.
Valerie allora lasciò la presa, portò le mani ai fianchi e la guardò severamente, «E' … » cercò nella sua mente le parole più giuste con le quali descriverlo, «Un fico da paura!»
Giorgina guardò Benedetto, «Modera i termini sei una madre!» poi corrucciò la fronte, «Dunque hai visto il mio nuovo vicino di casa.»
«Se l'ho visto? Quasi mi colava la bava sulla testolina del mio tesoro.» si avvicinò al pargoletto e lo coccolò brevemente, poi drizzò la schiena di scatto, rivolgendosi più duramente verso l'amica: «Tu piuttosto lo hai visto bene? E' stupendo! Che aspetti? Sei libera, ti serve un uomo e quello è molto meglio del tuo ex e pure del ragazzetto al quale corri dietro da un troppo tempo! Muoviti! Datti da fare, per l'amore del cielo!»
«Non sono interessata!» rispose secca lei.
Valerie sgranò gli occhi scuri, «Non sei interessata? Si interesserebbe anche una talpa cieca ad un manzo simile!»
La superò, quasi ignorandola e prese dal frigo dell'acqua, «Ho chiuso con gli uomini!»
Valerie guardò il suo bambino con aria di sufficienza: «La zia vuole diventare lesbica!»
Quella frase quasi non le fece sputare l'acqua che aveva ormai ingerito, «Non dire idiozie!» ribatté seccata e imbarazzata. «E comunque si può sapere che ci fai qui?»
«Stavo passeggiando da queste parti con Benedetto, quando ho visto quel manzo entrare nella casa accanto alla tua e ho detto al mio tesoro: "andiamo a tirare le orecchie alla zia, che non è ancora davanti alla sua porta mezza nuda".»
«Tu sei fuori di testa! Che insegnamenti darai a tuo figlio?»
In quel momento il cellulare di Giorgina squillò e lei si accinse a rispondere, tirandolo fuori dalla tasca dei pantaloni nervosamente. Si bloccò nell'attimo in cui vide quel nome comparire sul display. Valerie socchiuse gli occhi curiosa, notando la strana espressione, quasi terrorizzata sul suo volto. Le si avvicinò immediatamente e a sua volta lesse. Con la rapidità di un serpente a sonagli le strappò dalle mani il telefono, la cui proprietaria tentò in tutti i modi di farselo ridare indietro, ma Valerie lo tenne in alto e visto che era parecchia più lunga di Giorgina, non le fu difficile averla vinta. Indietreggiò fino a raggiungere la porta del retro che dava al giardino, a quel punto uscì alla svelta e si chiuse fuori, in quella piccola corte, tenendo le gambe ben appoggiate al legno della porta a vetro. Osservò la proprietaria di casa sbracciarsi e sgolarsi, manifestando il suo dissenso.
La ventiseienne fece finta di niente, tornò a guardare il display e alla fine ricevette al posto suo la chiamata: «Pronto!» esclamò con una voce priva di indecisione. «Mmm … Tu invece? Sei sempre … uno stronzoe o nel frattempo ti sei ravveduto? … Come chi sono? Non riconosci la voce della tua stupida, imbambolata, ridicola, ingenua ex ragazza? Quella che hai usato come una marionetta? No, sono io! Sono Giorgina! Non mi credi?» Valerie continuò a fissare la porta a vetri, e colei che era chiusa all'interno, con fare di severa sfida. Secondo lei l'amica doveva affrontare la cosa a muso duro, fagliela vedere a quel mascalzone, ma ciò che riusciva a fare Giorgina era solamente annuire e farsi prendere dal panico e dalla gioia per un singolo gesto di attenzione da parte del passato fidanzato. «Perché le vuoi parlare? Non ti va di chiacchierare un po' con me invece? Non che fossimo tanto in amicizia quando pensavo fossi il ragazzo giusto per la mia migliore amica! Comunque: come ti vanno le cose, Vittorio? Sei ancora insieme a quella squinzi?» e prese a ridere, sentendo dall'altra parte della cornetta il giovane scaldarsi.
Nel frattempo qualcun altro aveva udito il frastuono proveniente dalla casa accanto e si era affacciato dalla finestra per controllare. A causa del corto porticato intravide solamente l'artefice di quel baccano. Una donna dalla forma aggraziata, esile, ma dalle ossa ben impostate, specie nelle spalle. Non aveva un fisico da modella, piuttosto da ballerina classica: i capelli erano lunghi, lisci e scuri, il profilo del viso forse un po' troppo pronunciato e spigoloso per i suoi gusti, ma non poteva esserne certo perchè li intravedeva solo ogni tanto, quando questa sporgeva il capo all'indietro, quasi non potesse gesticolare in altro modo. Costei, che gli sembrò forse poco oltre i trent'anni, ma sicuramente non più giovane, nonostante potesse sembrare elegante e molto fine, stava alzando la voce in modo arrogante, pomposo, utilizzando un linguaggio per niente educato. Era dunque rivolta all'interno della casa dove si trovava e parlava al telefono con qualcuno, che a quanto sentiva, aveva fatto molto soffrire una sua amica. «Mi dispiace ma non vuole parlarti! … No, dico la verità! E anche se volesse pensi che io le permetterei di farlo? Assolutamente … comunque è lei che non vuole aver niente a che fare con te! Non capisco perché tu la stia ancora chiamando dopo tutto questo tempo e dopo ciò che le hai fatto! Smettila di usarla!» Valerie fissò con astio Giorgina mentre prendeva il bambino a lei vicino, mostrandolo alla madre, scandendo bene le parole: "riporta qui il cellulare e riavrai tuo figlio!". La brunetta si stancò di quel gioco e non di certo perché temeva la mancata restituzione di Benedetto: «Ora ti lascio. Stammi bene coglione. Non chiamarla più, capito?» chiuse con uno scatto il display e a quel punto si scostò dalla porta. Subito Giorgina lasciò a terra il bimbo e corse fuori a riprendersi il cellulare. Per l'impeto dell'amica, Valerie dovette indietreggiare tanto che quasi non calpestò il misero appezzamento di terra. Giorgina si riappropriò del telefonino fissandolo poi con tristezza. «Ti prego non fare quella faccia! Saresti da prendere a sberle!» commentò la brunetta. Continuò a guardarla aspettandosi almeno un'occhiata ostile, ma niente: quando si metteva in mezzo quel ragazzo la personalità di Giorgina quasi si annullava. Sospirò, «Era per il tuo bene. Ora vado.» rientrando in casa prese suo figlio e se ne andò.
Giorgina avvertì alle sue spalle la porta chiudersi, ma non ci fece caso. Rimase lì, ad osservare il display, pensando al suo ex fidanzato. «Chissà cosa voleva dirmi.» sussurrò tra sé e sé. Le braccia si afflosciarono finalmente e la ragazza si disincantò. Sospirando a sua volta tornò in casa, senza accorgersi che un uomo dalla casa accanto la stava osservando, senza sapere che aveva assistito a tutta la scena.



Se leggerete questo piccolo stralcio del romanzo ve ne sarò grata! Spero vi sia piaciuto, commentate pure come meglio credete. (non ammazzatemi di parole causa errori e difetti please XD). Posso farvi una domanda? Avete immaginato il fantomatico vicino? E se si ... con quale volto famoso del mondo asiatico?
So di fare una domanda un pò insensata visto che non lo descrivo qui. Va beh!

Al prossimo post!!!!!